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Che cosa è il morbo di Dupuytren? Cause, sintomi e cura

Il morbo di Dupuytren è una patologia cronica che colpisce la mano, nello specifico la fascia palmare causandone un ispessimento, una retrazione e di conseguenza, una progressiva rigidità in flessione di uno o più dita. E’ una malattia del tessuto connettivo, la sua causa è sconosciuta, ma è noto che ha un’importante componente ereditaria.
Pur non essendo ancora state descritte vere e proprie cause esistono diversi fattori scatenanti tra i quali gli ormoni legati al sesso maschile, attività traumatiche o soggette a vibrazioni, traumi alla mano, problematiche epatiche o l’assunzione di alcuni farmaci. Il morbo di Dupuytren infatti colpisce soprattutto gli uomini e si concentra in paesi del Nord Europa e inoltre può insorgere ad ogni età e non esistono attività che possano prevenirla o rallentarne l’evoluzione. Esistono forme più o meno aggressive nel senso che portano alla flessione di una o più dita in un tempo più o meno breve. Generalmente si tratta di una patologia asintomatica che non genera dolore, ma che porta lentamente ad un deficit funzionale limitando l’estensione delle dita; si può riscontrare solamente un leggero fastidio sul palmo della mano nella prima fase di formazione dei noduli. Esistono diversi stadi di gravità della malattia, si parte dallo stadio zero con la sola presenza dei noduli palmari, allo stadio uno in cui è evidente il cordone per poi passare allo stadio due in cui inizia a manifestarsi la retrazione delle dita in modo sempre più evidente fino allo stadio quattro dove questa porta alla chiusura del dito.
Come si può curare?

Lo abbiamo chiesto al chirurgo ortopedico specialista della mano Enrico Carità, che opera all’interno della Clinica San Francesco.

“L’intervento chirurgico di aponeurectomia è il trattamento tradizionale ed è sicuramente indicato quando esiste una forte deformità con un conseguente importante deficit funzionale. L’intervento prevede l’incisione del palmo e l’asportazione di tutta la corda retraente fino a ridare alle dita l’estensione completa. L’alternativa al trattamento chirurgico è l’utilizzo di un trattamento infiltrativo con degli enzimi capaci di sciogliere il cordone retraente detti “collagenasi”. Nello specifico il farmaco viene infiltrato all’interno della corda retratta con una semplice iniezione sciogliendo così il collagene che compone il cordone causa dell’ispessimento e della retrazione. Dopo 24 o 48 ore dall’infiltrazione del farmaco si esegue una trazione manuale del dito o delle dita in anestesia locale, durante la quale la corda o le corde coinvolte si sfibrano e si allungano, portando il dito alla sua posizione di estensione originale”.

E’ preferibile quindi ricorrere all’intervento chirurgico o a questo tipo di infiltrazione?

“L’indicazione chirurgica resta la prima scelta nei casi più gravi, multidigitali o nei casi delle recidive, mentre il trattamento con collagenasi risulta una valida soluzione negli stadi meno avanzati (I-II e III stadio). La differenza tra l’infiltrazione del farmaco e l’intervento chirurgico sta nel fatto che durante l’operazione la corda ammalata viene completamente esportata attraverso un più o meno ampio accesso palmare, mentre con l’infiltrazione viene sciolta in più punti ristabilendo comunque la funzionalità alle dita ma dando modo a qualche residuo di nodulo di restare. L’evidente vantaggio dell’infiltrazione di collagenasi è il tempo di recupero record dato dalla mancanza di un’incisione e una cicatrice chirurgica, quindi, in condizioni ottimali, dopo una settimana, il paziente può tornare a svolgere le sue normali attività manuali”.

“L’indicazione chirurgica resta la prima scelta nei casi più gravi, multidigitali o nei casi delle recidive, mentre il trattamento con collagenasi risulta una valida soluzione negli stadi meno avanzati (I-II e III stadio). La differenza tra l’infiltrazione del farmaco e l’intervento chirurgico sta nel fatto che durante l’operazione la corda ammalata viene completamente esportata attraverso un più o meno ampio accesso palmare, mentre con l’infiltrazione viene sciolta in più punti ristabilendo comunque la funzionalità alle dita ma dando modo a qualche residuo di nodulo di restare. L’evidente vantaggio dell’infiltrazione di collagenasi è il tempo di recupero record dato dalla mancanza di un’incisione e una cicatrice chirurgica, quindi, in condizioni ottimali, dopo una settimana, il paziente può tornare a svolgere le sue normali attività manuali”.

Enrico Carità

Chirurgo della mano, specialista in Ortopedia e Traumatologia.

Aree mediche e di ricerca: Chirurgia della mano e del gomito - Artroscopia - Medicina rigenerativa

Specializzazione: Ortopedia e Traumatologia

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