Riabilitazione

Mal di schiena lombare: come curarsi ed evitare che si ripresenti

Quasi l’80% della popolazione ne soffre o ne ha sofferto in passato: ecco i consigli della Clinica San Francesco per combattere e vincere la lombalgia.

La lombalgia, comunemente conosciuta come mal di schiena, provoca dolore ai muscoli e alle ossa della regione lombare, cioè alla parte inferiore della schiena.

Tipologie e durata della lombalgia

Si possono classificare tre tipologie di lombalgia: acuta, quando il disturbo dura meno di 4 settimane; subacuta, con una durata compresa tra le 4 e le 12 settimane; infine cronica, quando dura più di 3 mesi.

“L’80% della popolazione ha sofferto di mal di schiena almeno una volta nella vita, soprattutto dai 30 anni in su – spiega Emanuele Maschi, fisioterapista e osteopata del centro diagnostico della Clinica San Francesco –. Il mal di schiena è molto comune ed è un disturbo aspecifico: non identifica una malattia e non è riconducibile ad una sola causa”.

La lombalgia non è una malattia, ma un sintomo che può essere accompagnato da altri sintomi. Si può presentare in modo continuo, intermittente o ingravescente; può manifestarsi con maggiore frequenza di giorno o di notte e accentuarsi dopo sforzi fisici, piccoli movimenti o persino a riposo.

Mal di schiena: le cause

Nonostante non sia indispensabile scoprirne a tutti i costi la causa, visto che per fermare il fastidio basta una semplice terapia antidolorifica, è utile conoscere il perché si soffre di mal di schiena, così da evitare comportamenti dannosi e correggere di conseguenza il proprio stile di vita.

Le più frequenti cause del mal di schiena sono:

1. Causa muscoloscheletrica che include l’affaticamento muscolare , lo spasmo, l’ernia del disco, una stenosi spinale o una frattura da compressione di uno o più vertebre, una contrattura o una distorsione.

2. Causa infiammatoria: spondite anchilosante, artrite reattiva, psoriasica e malattia infiammatoria intestinale e sciatalgia.

3. Causa neoplastica maligna: in seguito a metastasi alle ossa secondarie a tumore al polmone, alla mammella, alla prostata, alla tiroide e molti altri.

4. Causa infettiva come osteomelite e ascesso

5. Altri fattori: obesità, fumo, sedentarietà, stress, sforzi fisici, uso prolungato di scarpe con il tacco o scomode, postura scorretta, materasso non adeguato, traumi, colpi di freddo, aria condizionata.

Cosa fare quando compaiono i primi sintomi di lombalgia

Chi ha mal di schiena, per prima cosa, “deve rivolgersi al dottore – sottolinea Maschi –. Sarà il medico a valutare cosa fare successivamente ad un’anamnesi del paziente. È importante ricostruire il percorso del dolore per rispondere a queste domande: quando è cominciato? Dove è concentrato? È puntiforme? È irradiato alla gamba?”

“Solo dopo avere un quadro preciso della situazione – continua Maschi – il medico potrà decidere se procedere con una radiografia, una Tac o una risonanza magnetica. Una volta capita l’origine del problema, il fisiatra o l’ortopedico delineano le linee terapiche e demandano a noi i pazienti. È chiaro che non ci limitiamo a seguire soltanto queste linee guida, nel senso che il nostro primo approccio con il paziente è quello di valutare a che punto è il dolore, in quale posizione si trova e soprattutto da quanto dura. Importante per noi è svolgere l’esame obiettivo, che consiste nell’osservare la colonna vertebrale e la postura del paziente, per vedere come risponde a determinati movimenti”.

“Ottenute tutte le risposte – conclude Maschi – passiamo ad uno step che possiamo definire esame palpatorio: facciamo sdraiare a pancia in giù il paziente e testiamo i tessuti e le faccette articolari”.

Mal di schiena, come curarlo in 8 mosse

1. Osservare le prescrizioni mediche e i consigli del fisioterapista.

2. Eseguire gli esercizi quotidianamente con tecniche McKenzie o Mézières.

3. Applicare il calore umido sulla muscolatura e ghiaccio a livello vertebrale.

4. Eseguire gli esercizi di riequilibrio posturale con piattaforma robotica Hunova.

5. Eseguire gli esercizi di stretching.

6. Nella fase acuta non eseguire flessioni anteriori del busto e torsioni.

7. Assicurarsi di seguire le tecniche corrette di sollevamento dei carichi.

8. Cercare di tornare al peso forma ideale.

Emanuele Maschi

Fisioterapista e Osteopata

Unità Operativa: Centro Diagnostico Clinica San Francesco